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Aci e Galatea: la leggenda che racconta l’amore

Aci e Galatea è la leggenda che racconta l’amore tra il ciclope Polifemo e una bellissima ninfa, che faceva parte delle Nereidi. Queste ultime erano le figlie delle divinità marine Doride e Nereo. Questa situazione costituisce il punto di partenza del nucleo fondamentale della leggenda, incentrata sul sentimento amoroso che si risvegliò per Galatea anche in Aci, il pastorello figlio di Fauno. L’amore di Fauno era ricambiato da Galatea e Polifemo non riusciva a conquistare il cuore della ninfa.

Polifemo, proprio per questo motivo, diventò molto geloso e una sera li vide baciarsi alla luce della luna. Il ciclope decise di vendicarsi. Prese così un grosso masso di lava, con il quale schiacciò il pastorello, mentre Galatea si era tuffata in mare. Quando la ninfa apprese la terribile notizia della morte di Aci, si disperò moltissimo.

A questo punto intervennero Giove e gli altri dei, che ebbero pietà di lei e trasformarono il sangue del pastorello in un piccolo fiume. Quest’ultimo nasce dall’Etna e, secondo la leggenda, va a gettarsi nel mare proprio in quel punto della spiaggia dove i due innamorati si incontravano. Proprio dal nome del piccolo fiume, che si rifà a quello di Aci, ebbero origine i nomi di alcune località, come, per esempio, Aci Castello e Aci Trezza. Si rifanno allo stesso mito delle origini anche altre località, come Acireale, Aci Catena, Aci San Filippo, Aci Platani e Aci Bonaccorsi.

La storia

La leggenda vuole spiegare anche la ricchezza di sorgenti d’acqua dolce nella zona etnea. Alla base c’è un fatto storico ben preciso, che spiega anche l’origine di tutti i centri che portano il nome di “Aci” e che trova riscontro in testimonianze storiche ben precise, che vanno anche al di là del mito. Nei pressi di Capo Molini esisteva un villaggio che era chiamato Aci, proprio in ricordo del pastorello.

Il villaggio fu distrutto nell’XI secolo d.C. da un terremoto. Secondo le testimonianze storiche, sono stati i sopravvissuti al terremoto che, in ricordo della loro città d’origine, hanno fondato nuovi centri con il nome di Aci. La leggenda, quindi, si intreccia alla storia, dando la spiegazione ben precisa dei fatti che portarono alla nascita di tante località siciliane.

Il mito racconta anche che Nereide, grazie all’aiuto degli dei, riuscì a trasformare il corpo morto di Aci in sorgenti d’acqua dolce che scivolano lungo le pendici dell’Etna. Proprio vicino a Capo Molini esiste una piccola sorgente, dal caratteristico colore rossastro. Gli abitanti del luogo sono soliti chiamare questa sorgente con l’appellativo di “il sangue di Aci”.